Ferris Bueller's day on line

Ferris: - A person should not believe in an -ism, he should believe in himself. I quote John Lennon, "I don't believe in Beatles, I just believe in me." Good point there. After all, he was the walrus. I could be the walrus. I'd still have to bum rides off people.
lunedì, 24 agosto 2009

Dei sogni infranti

14/08/09
 
Je n’ai pas peur de mourir,
 j’ai peur de ne pas avoir assez vécu.
 
Il pensiero che mi assilla: dovrei cercare di sopravvivere con ció che ho (bhé, pressoché nulla) o inseguire i miei sogni? Per inseguire i miei sogni ci vogliono soldi, non basta volerlo con tutto il cuore con tutta la testa con tutta la pancia. “Se vuoi qualcosa nella vita, allunga la mano e prendila” diceva il protagonista di Into the Wild. Ma se allungo la mano non succede nulla.
 
Io, un caffé appoggiato sulla scrivania fra penne e rassegna stampa di Medecins sans frontieres, il piano dove si trova il mio ufficio totalmente vuoto se non fosse per il mio vicino, John (che non si chiama cosí, ma fingiamo per la privacy), che al telefono discute perfettamente in 2 lingue diverse ma non in Italiano e stamattina mi ha affettato un bel buonciorno sul desk. Un qualsiasi 14 di agosto al lavoro.
Ieri sera mi sono calata da una botola nel ventre della cittá di Bologna percorrendo con un gommone il canale semi sotterraneo delle Moline ed é stata un’esperienza che oserei definire stramba. Alla fine sono sbucata sulla strada che mi avrebbe portato al pub a bere una birra e poi in un bar con ottima musica e pessima clientela e un’ospitoilette. Infatti, mentre ballavo da sola Twist and shout dei Beatles nell’antro verde-nero, individui barloschi continuavano a entrare in bagno senza poi uscirne. Questo genere di attivitá é il tipo di cura che mi guarisce dalla malaise post ferie la quale mi ha portato a rientrare al lavoro 2 giorni in anticipo rispetto alle mie previsioni.
La festa di Ferragosto organizzata dai RIMASTI, sia fisicamente che mentalmente, si svolgerá in piscina e avrá come tema l’alcool e il cibo e lo svenimento, il passing out. Mi viene la pelle d’oca a pensarci, mi sto immolando perché il 15 di agosto é il compleanno di una mia cara amica quindi si unirá l’utile al disdicevole.
Nel secondo pomeriggio mi sposteró alla festa n.2, piú giovane ma a sua volta noiosa.
 
... continua il 24/08/09
 
Sono passati 10 giorni da quando ho scritto questa roba qui su. E sto ancora pensando alla medesima teoria.
Voglio cambiare la mia vita, dio solo sa quanto io lo voglia e quanto ne abbia bisogno. Se penso a ció che vorrei fare la strada mi sembra alquanto impossibile da percorrere. Ho 30 anni. Sono vecchia? Per far cosa? Sono giovane? Per far cosa?
Vorrei iscrivermi a un master: costo 12000 euro, sede Milano, la cittá piú economica del mondo, frequenza obbligatoria per 12 mesi. Ma in che film? Science fiction! E chi se lo puó permettere? Cosí continueró a fare questo lavoro del cazzo (e adesso come adesso mi andrebbe anche bene visto che a gennaio scade il contratto e ci sono zero possibilitá che io rimanga) per il resto della mia vita campando con una miseria e senza la possibilitá di fare nessun progetto a lunga scadenza perché i miei contratti variano da 6 mesi a un anno. Non che pensi che un master mi possa risolvere la vita, ben lungi. Ma acquisirei competenze che mi permetterebbero almeno di provare a cercare un lavoro CHE MI PIACCIA. Fare ció che ti piace fare, non é la cosa piú appagante del mondo?
In quanto dirigente John, il mio vicino di ufficio, guadagna in un mese quello che io guadagno lordo in un anno.
Con quei soldi io inseguirei i miei sogni, farei quello che voglio fare, non ció che devo fare per sopravvivere. Se poi non andasse bene, non riuscissi nei miei intenti chisseneimporta? Potrei metterci anche anni. Invece, come una buona parte di voi, trascorreró i migliori anni della mia vita seduta a una scrivania a fare un lavoro che non mi gratifica e guadagnando uno stipendio che non mi permette di gratificarmi nemmeno fuori. Superficiale? E se scoprissi in punto di morte, di non aver vissuto?[1]
 


[1] I went into the woods because I wanted to live deliberately. I wanted to live deep and suck out all the marrow of life...to put to rout all that was not life; and not, when I came to die, discover that I had not lived ~ Henry David Thoreau
 
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categoria: sogni, lavoro, soldi, aspettative


sabato, 18 luglio 2009

My friends are so depressed

Some may say
I'm wishing my days away, no way
And if it's the price I pay, some say
Tomorrow's another day, you'll stay
I may as well play

 

I miei amici stanno impazzendo, sarà il caldo. Bhè, questo weekend mi sono programmata come se loro non ci fossero. E ho fatto bene... Intanto stasera vado a vedermi i Placebo. Non ne posso più di depressioni varie. C'è anche un tempo strano: un incredibile vento, dei promettenti cumulo-nembi. Spero di non bagnarmi.

Le mie vacanze si stanno profilando molto bohemiennes e la cosa non mi dispiace affatto: una settimana a casa di questo, una settimana in barca da quello, una settimana all'estero con quello. Tutto all'insegna di so quando parto e quando torno, ma non cosa passa nel mezzo. Pochi bagagli, niente prenotazioni (a parte un traghetto), molti costumi da bagno. Andiamo in vacanza io e la mia auto, lei mi scarrozzerà in giro e io le farò fare un giro in barca. Andando da sola, staccherò la spina al 100% da tutto e da tutti. Di questo ho bisogno. Dio solo sa quanto ne abbia bisogno.

 

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categoria: vacanze


venerdì, 03 luglio 2009

1950 (concerti LIVE)

 
 La radio trasmetterà la canzone
che ho pensato per Te,
e forse attraverserà l' Oceano
lontano da noi
l'ascolteranno gli Americani
che proprio ieri sono andati via,
o Serenella
ti porto al mare,
io, ti porto via
 
Mi sono fissata con la canzone 1950 di Amedeo Minghi che ho sentito ieri su Radio Stella mentre, bloccata nel traffico della tangenziale, tornavo dal lavoro. Il caldo afoso mi stringeva la gola, guidavo scalza coi finestrini abbassati respirando il monossido a pieni polmoni mentre ai miei occhi i camion si fondevano con l’asfalto nell’effetto Fata Morgana (ho scoperto oggi questa definizione). Lo spostamento d’aria dei veicoli sulla corsia opposta creava produceva folate di vento bollente. Lo stordimento.
Io non amo molto la musica italiana, peró questa canzone mi piace e ieri mi sentivo Serenella che passi sull’asfalto di Roma... con gli occhi spalancati sul futuro e chiusi su di me. É proprio bella. Mi ha messo di buon umore e l’ho cantata tutta sera al bar. E i miei amici che mi dicevano di smetterla, e “AMEDEO MINGHI ESCI DA QUESTO CORPO!”, “ti abbiamo lasciato che eri una rocckettara e guarda un po’ come ti sei ridotta”...
La veritá é che é piú facile vedere un panino che vola che io che ascolto musica italiana di un tempo.
Bene, per sfatare questa cosa e provare che io sono una HM ora cercheró di compilare un diario dei concerti che ho visto nella mia vita. Sará un lavoro arduo che richiede uno studio filologico degli anni 90.
Cominciamo.
Il primo concerto della mia storia personale risale al 1993, avevo nemmeno 15 anni ed é Vasco Rossi a cui seguirono, nell’arco di un mese i Guns’n Roses e gli U2 (compilo la tabella)...
 
Anno
Concerto
Anno
Concerto
1993
Vasco
2002
Afterhours
1993
Guns’n Roses
2002
Maná
1993
U2
2002
Subsonica
1996
Pearl Jam
2002
Garbage
1997
Prodigy
2002
Santana
1997
Mark Lanegan
2002
Planet Funk
1998
Prodigy
2003
Beastie Boys
1998
Nick Cave & the Bad seeds
2003
Ben Harper
1998
One minute silence
2003
Queens of the Stone age
1998
Sonic Youth
2003
Groove armada
1998
CSI
2003
Blue man group
1998
Almamegretta
2003
the Donnas
1998
Renato Zero
2003
NERD
1998
Incubus
2003
Felix da housecat
1999
Underworld
2003
Badly drawn boy
1999
Garbage
2003
the Libertines
1999
Hole
2003
Gomez
1999
Blur
2003
Red Hot Chili peppers
1999
Skunk Anansie
2003
White stripes
1999
Bush
2003
Jack Jonson
1999
Stereophonics
2003
Primal Scream
1999
Marylin Manson
2003
Sonic Youth
1999
Bluvertigo
2003
Thievery corporation
1999
Placebo
2003
Café Tacuba
1999
Red Hot Chili Peppers
2003
Dirty Vegas
1999
Cranberries
2003
Fischerspooner
2000
Incubus
2003
Timo Maas
2000
Rage Against the Machine
2003
Mars Volta
2000
Muse
2003
Black eyed peas
2000
Punkreas
2003
The soundtrack of our lives
2000
Guano Apes
2004
Delta V
2000
Eurytmics
2004
PJ Harvey
2000
Piero Pelú
2004
Pixies
2000
Eagle Eye Cherry
2004
Ben Harper
2000
Morcheeba
2004
The Cure
2000
Chemical Brothers
2004
Red Hot Chili Peppers
2000
Gomez
2005
Velvet
2000
Subsonica
2005
Papa Roach
2000
Kelis
2005
Vobrazioni
2000
Counting Crows
2005
I am Kloot
2000
Oasis
2005
Garbage
2000
Pearl Jam
2005
Green Day
2000
Chemical Brothers
2005
REM
2001
Vasco Rossi
2005
Oasis
2001
Lifehouse
2005
Negramaro
2001
Feeder
2005
Mercury Rev
2001
Timoria
2005
Billy Idol
2001
Stereophonics
2005
Velvet Revolver
2001
Alanis Morrissette
2005
U2
2001
POD
2006
Hard FI
2001
Queens of the Stone Age
2006
Morrissey
2001
Incubus
2006
Negramaro
2001
Placebo
2006
Depeche Mode
2001
Offspring
2006
Pearl Jam
2001
Depeche Mode
2006
Red Hot Chili Peppers
2001
Marylin Manson
2008
Mars Volta
2002
Incubus/Hoobastank/311
2008
Band of Horses
2002
Red Hot Chili Peppers
2008
Rage Against the Machine
2002
Chemical Brothers
2008
Bjork
2002
Muse
2009
Depeche Mode
 
 
2009
U2

 

Ho un ricordo particolare per ognuno. La musica é il sale della vita e non ha etá.

Buon week end.

Ferris (never wants to grow up)

 
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categoria: concerti, 1950, minghi


lunedì, 29 giugno 2009

Il vestito migliore - L'ultimo post triste

At every occasion I'll be ready for a funeral
At every occasion once more is called a funeral
Every occasion I'm ready for the funeral

At every occasion one brilliant day funeral

 

Band of Horses, The funeral

 

 

 

Non so cosa dire. Oggi ho indossato il vestito migliore, cioé l’unico vestito che ho, io che non mi metto mai la gonna. É un giorno infelicemente speciale perché oggi pomeriggio ci sará il funerale di un amico. E io sono pronta, io sono adeguata. Ho masticato il dolore: il boccone era amaro, ma ora non é piú cosí amaro, é soltanto anestetico.

 

Qualcuno stamattina mi ha scritto nero su bianco che da oggi bisogna volersi piú bene, bisogna essere piú egoisti nell’accezione costuttiva del termine. Cito da e-mail (che a sua volta sembra un banale copy and paste):

 

[...] Dobbiamo innanzitutto ricordare che ogni individuo è un essere unico e dotato di talenti propri e personalità proprie.

Purtroppo leducazione, la società, la moralità, le famiglie tendono a conformare lessere umano con gli altri sopprimendone i talenti individuali.

Dovremmo iniziare a pensare di più a noi stessi preoccupandoci meno degli altri, questo non è egoismo, è ricerca della propria strada, evoluzione. Egoismo è solo se danneggiamo realmente qualcuno, non se cerchiamo di amare di più noi stessi, seguire le nostre passioni, i nostri talenti, i nostri desideri, la via della nostra vita, indipendentemente da ciò che pensano gli altri.

 

E io mi chiedo: perché, conosco qualcuno che non sia giá cosí? Conosco per caso qualcuno che dedica la sua vita agli altri e mette se stesso in secondo piano? La risposta é no. Anche io sono stata spesso egoista. E inoltre:

 

Nessuno può conoscere quale sia realmente il nostro bene, né madri, né padri, né amici, né insegnanti, solo noi lo possiamo sapere e solo noi siamo in grado di sentire dentro noi stessi ciò che è giusto per noi e per la nostra vita ed i consigli degli altri possono solo disorientarci e crearci insicurezze e paure purtroppo dannose per la nostra evoluzione.

E importante invece lasciarsi andare al flusso vitale delle nostre pulsioni, sentire ciò che abbiamo dentro nel nostro profondo e seguirlo, amare di più noi stessi per potere poi anche essere più realizzati e più gradevoli a chi ci sta vicino.

La madre troppo apprensiva, il padre troppo severo, non aiutano i propri figli a crescere ma li caricano di ansie e di paure ed il loro corpo prima o poi potrebbe ribellarsi con depressioni, ansia, panico, disturbi alimentari alla ricerca di affetto o di buchi da riempire, o al contrario in rifiuto del cibo, del nutrimento, squilibri, problemi relazionali, sensi di colpa nel desiderare di fare qualcosa di diverso da ciò che viene loro chiesto e altre situazioni poco piacevoli.

 

E da questo deduco anche che l’egoismo possa essere la soluzione a molti problemi: sbattersene degli altri puó essere la soluzione, fare finta di niente e pensare solo a se stessi. Per esempio io l’ho provato: ogni giorno faccio finta che mio fratello e la mia sorellastra non esistano. Funziona solo in parte, peró, perché loro esistono e non posso cambiare le carte in tavola. Per questo non mi sento meglio, diciamo che attutisco il dolore, mi salvaguardo, ci faccio l’abitudine, vivo la mia vita. Peró ogni tanto ci penso. Non penso al fatto che vorrei che i nostri rapporti migliorassero, penso proprio che vorrei che sparissero non solo dalla mia vita, ma dalla faccia della Terra. Dunque sono egoista.

Questo sará l'ultimo post triste. Domani é un giorno nuovo.

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categoria: egoismo


venerdì, 26 giugno 2009

Till Death Do Us Part – Finché morte non ci separi

09/06/26

 

Non un giorno come un altro. Infatti, arrivata al lavoro questa mattina, la collega con cui divido il mio ufficio-acquario mi comunica che é morto Michael Jackson. Quello che ha lottato tutta la vita per fermare il tempo nel tentativo di cristallizzarsi nella purezza dell’infanzia, quella parte della vita in cui si é giustificati a fare qualsiasi cosa, in cui responsabilitá é una parolaccia, in cui la fantasia supera la realtá. La sindrome di Peter Pan la chiamano e conosco molte persone che ne sono affette. Io per prima.

Se penso a Michael Jackson, ció che mi salta in mente sono alcuni ricordi vari ed eventuali che mi fanno sorridere amaramente.

Prima di tutto una foto che avevo appeso alla porta della stanza dove dormivo a Los Angeles. Ritraeva Michael Jackson, Elizabeth Taylor, Liza Minnelli e suo marito al matrimonio di questi ultimi 2[1]. Il marito di Liza ha una faccia che sembra di gomma, The Mask di Jim Carey, visibilmente, spudoratamente liftato. Potrebbe essere tranquillamente una statua del Madame Tussaud. Liz, truccata come It, ha un vestito giallo e nero tutto pizzi e trine che oserei definire Vittoriano e che mi riporta alla vecchiarda descritta da Charles Dickens in Great Expectations ma anche a Norman Bates vestito da sua madre in Psycho. Michael é truccato come al solito, ha in testa, forse, una parrucca di capelli lisci con quella fonata anni 50 conosciuta come “gatta”. Ha un tailleur pantalone sotto il quale indossa una camicia bianca con grosso colletto alla marinaretta e una spilla-lampadario di cristallo sul bavero. Avevo appeso quella foto davanti al mio letto ed era la prima cosa che vedevo quando mi svegliavo alla mattina. Non so perché l’avessi fatto, probabilmente perché era un ritratto talmente grottesco (e io amo il gore) che mi faceva ridere come una pazza. Quei 4 mi mettevano di buon umore quanto gli Happy Tree Friends, Planet Terror e il fumetto Preacher.

Seconda cosa, Michael Jackson mi ricorda un’amica delle elementari che veniva picchiata spesso dalla madre e che era una sua grande fan ai tempi di Dangerous mentre i suoi coetanei (tranne me ovviamente) ascoltavano gli 883 e i Take That.

Terzo ricordo: io e mia madre che guardiamo il video di Thriller su Video Music, uno dei piú belli di sempre.  A lei piaceva forse piú di quello di Paradise City dei Guns’n’Roses.

Last, but not least, ricordo il testo di Man in the mirror, la mia canzone preferita di MJ, in cui si parla di responsabilitá verso il prossimo e soprattutto di cambiamento. E fa (beato é colui che sa l’Inglese):

 

I'm Gonna Make A Change,
For Once In My Life
It's Gonna Feel Real Good,
Gonna Make A Difference
Gonna Make It Right . . .
As I, Turn Up The Collar On My
Favourite Winter Coat
This Wind Is Blowin' My Mind
I See The Kids In The Street,
Without Enough To Eat
Who Am I, To Be Blind?
Pretending Not To See
Their Needs
A Summer's Disregard,

A Broken Bottle Top
And A One Man's Soul
They Follow Each Other On
The Wind Ya' Know
'Cause They Got Nowhere To Go
That's Why Now I Want You To Know
I'm Starting With The Man In The Mirror
I'm Asking Him To Change His Ways
And No Message Could Have
Been Any Clearer
If You Wanna Make The World
A Better Place
Take A Look At Yourself, And
Then Make A Change

Se vuoi rendere il mondo un posto migliore, devi iniziare da te stesso.

Oggi non é un giorno come un altro, l’ho giá detto. Oggi sta morendo in ospedale, proprio qui nella cittá dove sto lavorando, un caro amico. Ha l’AIDS e una serie di complicazioni dovute a una vita non proprio morigerata e all’interruzione, all’insaputa di tutti, della cura che stava facendo fino a 2 anni fa.

Di lui ricordo alcune cose: il suo dialetto cantilenoso, una telefonata in spagnolo, un aneddoto su un amico in comune che si narrava stesse diventando cieco, mentre lui sosteneva stesse solo diventando geco,  degli ottimi maltagliati coi fagioli per cui presi della "mucca", alcune serate trascorse in casa sua con ospiti variopinti, ma soprattutto lui che suonava "Il cielo in una stanza" alla chitarra mentre io cantavo, in una versione dei Jalisse de noantri, preparandoci per un'esibizione al matrimonio di amici.

E' il secondo lutto in una settimana. Perché le persone se ne vanno?

Perché adesso anche tu? É il prezzo da pagare per aver vissuto al doppio della velocitá? É un avvertimento che gli errori si pagano? O anche tu hai sofferto della sindrome di Peter Pan? Volevi vivere le vita che volevi? Ci hai creduto fino in fondo? Te ne sei pentito alla fine? E noi che rimaniamo? Vivere richiede uno sforzo maggiore del semplice respirare.  E siccome il rock  é il filo conduttore di tutto, voglio immaginare che tu risponderesti:

 

Now I’m not looking for absolution
Forgiveness for the things I
do
But before you come to any conclusions
Try walking in my shoes
Try walking in my shoes

 

Till death do us part. Finché morte non ci separi.



[1] Cercando con Google images, ovviamente l’ho trovata. Un simpatico ha anche aggiunto la cornicetta. Guardalo su: http://roflrazzi.files.wordpress.com/2009/01/celebrity-pics-adams-family.jpg

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categoria: rock, morte, michael jackson


giovedì, 25 giugno 2009

Flusso di (in)coscienza: della maturità

09/06/25

 

Stamattina ho letto i titoli dei Temi della maturitá 09: Svevo, il muro di Berlino: libertá e democrazia, i social network, l’Unitá d’Italia, la cultura giovanile. Che noia, che barba.

Io che ai tempi sovversivi del liceo scrivevo bei temi, almeno in accordo con la mia di allora prof d’Italiano e Latino, la terribile Bubú, al tema della maturitá presi 5. Motivo: scrissi pecuniare al posto di peculiare sia in bella che in brutta. Era un segno del destino. Monetario o caratteristico? Sicuramente monetario. Il leit motiv della mia vita: la penuria di pecunia.  Il presidente della commissione, il prof di Latino del tardo medievale liceo classico (io facevo lo scientifico), non me la fece passare assolutamente liscia. Stiamo scherzando, in un liceo, sbagliare un termine Italiano?? Il lessico della tua lingua madre? Lui non aveva capito che il mio era un grido disperato, un ammonimento, un dogma: tu sei ció che hai. Ció che sei veramente, il peculiare, non conta, perché la maggior parte delle volte durante la tua vita non avrai modo di dimostrarlo.

 

Il muro di Berlino. Libertá e democrazia. Il maturando del 2009 é nato probabilmente 2 anni dopo la caduta. Io che l’ho vissuta da spettatrice undicenne, al tempo non la capii, ovvio. Ricordo solo Roger Waters, The Wall, gli Scorpions che cantavano Winds of Change (mantengo sempre i ricordi piú rock) come spezzoni di un film dalla caratteristica fotografia nordeuropea cupa e iperrealista. Il momento era felice, ma l’immagine non lo trasmetteva. Capii meglio in seguito, quando conobbi Thomas mentre studiavo a Los Angeles, quell’anno di grazia 2002-03. Lui aveva vissuto veramente nella Germania Est ai tempi del muro.  E piú tardi ancora, durante una gita a Berlino, l’impressione che mi diede quella cittá é quella di chi vuole dimenticare e rimuovere ció che é doloroso annegandolo in grossi quantitativi di cemento, vetro e acciaio. Libertá e democrazia. Ho letto una volta, non ricordo dove e non ricordo chi l’avesse detto, il consiglio che uno scrittore di fama dava a un ragazzo che aveva come aspirazione intraprendere la stessa carriera. Gli disse: - Inizia scrivendo di ció che sai, di ció che hai vissuto.

Ecco io abito in Italia quindi non so nulla di democrazia. So qualcosa di libertá, ma piú a livello teorico tipo “la tua libertá finisce dove inizia quella di un altro” e la storia del gabbiano Jonathan Livingstone.

Il mio tema sul muro di Berlino reciterebbe piú o meno: la caduta del muro di Berlino segna una svolta importante nella storia socio-politica europea e mondiale (ma anche economica: chi ricorda quanto fosse diventato forte il marco?) e nei valori di libertá e democrazia. Giá gli Scorpions, una celebre band hard rock tedesca fondata nel 1964, erano stati precursori di questa svolta come prima band occidentale a suonare in Russia, esattamente a Mosca, nel 1988. In seguito la band decise di scrivere testi che descrivessero il panorama sociopolitico di quegli anni. Ne nacque Wind of change[1], una canzone che popola i miei ricordi di adolescente hard rock.  Perché é il rock la risposta.

 

L’Unitá d’Italia. Mi scappa da ridere, ma é meglio di no perché il mio capo é nell’ufficio qui di fianco e potrebbe sentirmi. Giá spesso credo che pensi che la sua assistente non sia tanto centrata, figurati se mi metto a ridere da sola. Mi scappa da ridere perché il 17 marzo 1861 venne proclamata l’unitá di una terra abitata da genti cosí diverse che piú passano gli anni meno si sopportano. Io che sono una 30enne (im)piegata so questa data, mentre i politicanti che la governano non la sanno (Le Iene docet). Questo tema sull’unitá d’Italia viene proposto nell’anno in cui la ministra dell’istruzione fa parte di un partito alleato con un altro che dell’Unitá d’Italia se ne sbatte altamente. Mi sorge un dubbio: ma che la Gelmini non utilizzi la traccia sull’unitá d’Italia per sondare la propensione dei diciottenni alla Lega Nord? Bhé, suona molto come il solito ragionamento da complottista, ma perché no? In tempi di crisi bisogna fare costs saving e la Doxa costa.

Io, se mi costringessero con la forza, farei il tema sull’Unitá d’Italia e scriverei: dell’unitá d’Italia é bello ricordare le gesta eroiche del Garibaldi e dei suoi, ma dopo 158 anni alcune persone portano nel cuore il rancore verso quell’uomo che ha voluto a tutti costi depauperare la monarchia e costringere le genti di questa terra a vivere sotto lo stesso tetto. Questo causa a tutt’oggi una certa discordia tra il sud e il nord dell’Italia stessa, tanto che i rispettivi abitanti si prendono in giro affibbiandosi nomignoli poco graditi e nel nord ha preso piede anche una figura leader di questo movimento rancoroso: io lo chiamo Garibaldi al contrario. In veritá si chiama Umberto.

 

La cultura giovanile. Ho letto la traccia sul Corriere della Sera: http://www.corriere.it/cronache/speciali/2009/maturita/prove_pdf/storico_politico.pdf

Trovo la traccia molto generica e alquanto difficile da sviluppare perché necessita di una conoscenza globale della storia e dei costumi del XX secolo. Trovo interessanti però le fotografie annesse: la Vespa, James Dean, the beat generation, Elvis, Mary Quant, I Beatles, I pacifisti, Parigi 1968, Jim Morrison, I punk, i paninari, i Nirvana, il rave party, Facebook. Tutte molto belle e molto appealing per un diciottenne, ma piuttosto riduttive: cantanti e hippies. E la cultura adulta com’é? La musica non ha etá. Io vado ancora a vedere i concerti sciorinandomi 200 km in auto e penso lo faró finché le mie gambe riusciranno a schiacciare l’acceleratore e a saltare sugli spalti. Non capisco: Jim Morrison e i Nirvana hanno delineato la cultura giovanile piú di Mc Donalds e Abercrombie & Fitch? É inutile, ogni anno le tracce dei temi cambiano ma sono orribilmente accomunate da un innegabile fatto: sono ideate da adulti, dinosauri, ultrassessantenni e riflettono la loro visione dei giovani. Tutta droga e vacuitá. Tutta Ibiza e Milano da Bere.

L’unica cosa che accomuna i soggetti di queste foto é la tendenza all’eccesso. Ma non eccedere con le parole! Il saggio breve o articolo di giornale non deve superare le 5 colonne di foglio protocollo. Come si fa a parlare delle origini della cultura giovanile in 5 colonne? E sí che io ho il dono della sintesi.

Quindi, quardando le foto, cerco di produrre un breve saggio, prima peró vado a fumare una sigaretta nel giardino zen. Ecco sono tornata (mi raccomando, leggere guardando le foto):

ma com’é bello andare in giro sui colli Bolognesi se hai una Vespa special che risolve i problemi. James Dean se avesse avuto una Vespa invece che un’auto sportiva adesso sarebbe ancora vivo e avrebbe potuto leggere il celebre libro On the road di Jack Kerouac, rappresentante illustre della Beat Generation, dove il Dean Moriarty e i suoi compagni di viaggio attraversano gli States con le auto di un’agenzia di traslochi auto (che esiste veramente, io l’ho utilizzata) e scendono dalle montagne rocciose del Colorado a motore spento, in folle per risparmiare benzina. In auto, il sottofondo di In the ghetto di Elvis Presley e di With a little help of my friends dei Beatles, vestiti secondo i dettami della moda della Swinging London di Mary Quant. I Beatles sarebbero durati di piú se il loro leader John Lennon non fosse diventato un pacifista seguendo i viaggi lisergici della sua Yoko Ono.

Piú a sud, a Parigi, nel 1968 si ascoltavano i Doors. Jim Morrison sarebbe morto appunto nella Ville Lumiere esattamente 3 anni dopo, subito dopo la pubblicazione di L.A. Woman.

Sarebbero passati 6-7 anni prima che il movimento punk esplodesse, come sempre, in Inghilterra, fucina dei movimenti di cultura giovanile. In risposta alle sfattezze (e alle solide motivazioni) dei punk, nacque in Italia, esattamente a Milano, un contromovimento (vacuo) conosciuto come I paninari che, con  loro Timberland, camminano per una buona parte degli anni’80[2]. Agli inizi dei ‘90 invece esplode la moda grunge, ed e qui che subentro io, di cui i Nirvana rappresentano l’ascesa e la caduta con la morte del loro leader Kurt Cobain nel 1994 per cui scrissi anche un articolo per il celebre giornaletto del liceo. Cosa mi sono dimenticata? Ah, rave party e Facebook. Sono andata una volta a un rave party che si possa chiamare tale a Molinella in un capannone. La birra era finita intorno a mezzanotte.

Ho conosciuto Facebook a 29 anni: in Italia é arrivato in ritardo come tutto il resto. Quindi non lo considero assolutamente giovanile. Tutti coloro che sanno utilizzare un pc lo usano. C’mon.

 

Che tema avrei fatto io? Te lo dico. I social network. Una delle next best things dopo l’Ipod e il BlackBerry, oh mio inseparabile. E poi, parliamone, l’unica cosa a cui il 18enne di oggi sia veramente legato, di cui si senta veramente parte. Sui pro e i contro dei social network, perché alla fine checché se ne dica, sono un’ottima invenzione per tenersi in contatto con persone magari lontane, perse di vista, per farsi conoscere, per dire la propria. Il trucco sta semplicemente nell’utilizzo che ne viene fatto. Spesso sento persone che professano di essere contro Facebook perché é un tool per spioni e malgoduti. Ma un utente é libero di decidere quali persone possono accedere alle info che vuole condividere e allo stesso tempo decidere cosa vuoi far sapere si sé. Quindi io sono pro.

 

In pratica peró ho giá sviluppato la traccia su Svevo: ció che ho appena scritto é senza dubbio un flusso di (in)coscienza.

 



[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Scorpions#Savage_Amusement_e_Crazy_World Tornati in studio, dopo il trionfante tour europeo la band incise Crazy World, disco che, grazie ad un nuovo sound e a testi più partecipi alla travagliata scena politica del periodo, divenne un successo di vendite: [...].La ballata Wind of Change fu la canzone hit del 1991 in tutto il mondo, occupando la posizione numero 1 delle hit parade di ben 11 nazioni e ricevendo il World Music Award come miglior canzone che un gruppo tedesco abbia mai fatto (Perché non hanno tenuto conto di Der Kommissar [ndr])

 

postato da FerrisBueller alle ore 19:45 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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